Roma, 8 febbraio 2018 – Le cure per i malati di Alzheimer devono essere gratuite e a carico del Servizio Sanitario Nazionale. Lo ha affermato la Corte di Cassazione con una sentenza che aprirà la strada a oltre 700mila famiglie, che hanno un malato in casa, per chiedere i rimborsi delle spese sostenute, circa 2.000 euro al mese in media per medicine, infermieri e badanti. In molti casi i costi sono anche superiori quando un familiare, di solito una donna, deve lasciare il lavoro per assistere un parente che cade nella patologia grave conclamata e perde autonomia.
Il costo di questa sentenza per il Servizio Sanitario Nazionale potrebbe arrivare a decine di miliardi l’anno.
La patologia di Alzheimer colpisce oggi nel mondo 47milioni di malati, che, a causa dell’allungamento della vita e dell’invecchiamento generale, diventeranno 130 milioni entro il 2050 con un costo enorme per la società. La malattia non ha ancora una cura ma si può prevenire e contrastare, affrontandola prima che aggredisca il nostro cervello, che come tutti gli altri organi ha bisogno di cure e di controlli, come siamo abituati a fare andando dall’oculista o dal dermatologo o dall’ortopedico, ma mai andiamo a fare un controllo del cervello con una valutazione dello stato cognitivo. I farmaci finora disponibili non sono curativi, servono solo per attenuare i sintomi, sono moto costosi, possono avere effetti collaterali negativi e dopo alcuni mesi danno assuefazione. Varie case farmaceutiche hanno abbandonato le ricerche nel settore, dati gli scarsi risultati ottenuti finora. Comunque attualmente sono in sperimentazione circa 150 farmaci dai quali si sperano risultati nei prossimi anni.
La prevenzione appare oggi l’unica difesa possibile contro questa malattia e buoni risultati sono stati ottenuti con il protocollo non farmacologico, Train the Brain (Allena il cervello), che ha dato risultati positivi nell’80% dei soggetti trattati, che erano all’inizio della malattia (MCI – Mild Cognitive Impairment). Il protocollo, ideato dal Prof. Lamberto Maffei che ha lavorato con la Prof.ssa Rita levi Montalcini, è stato realizzato all’istituto di Neuroscienze dal Consiglio Nazionale delle Ricerche e viene applicato e diffuso dalla Fondazione IGEA Onlus (www.fondazioneigea.it), per metterlo a disposizione di tutte le persone che possono averne bisogno. Train the Brain si basa sulla stimolazione della plasticità del cervello, che può reagire ai cambiamenti, come quelli provocati da una malattia, per contrastarla. Semplificando si può dire che questo protocollo rappresenta la palestra della mente, per contrastare l’invecchiamento e prevenire le patologie cerebrali. Il cervello è un organo come tutti gli altri, con il tempo invecchia e con lo stress può perdere vivacità. Per mantenerlo attivo si deve fare esercizio proprio come si fa andando in palestra a fare ginnastica. Con la ginnastica i nostri muscoli si mantengono tonici e funzionano meglio, non tornano ad essere quelli dei vent’anni ma si allontanano l’invecchiamento e il rischio di ammalarsi. La stessa cosa accade per il cervello, che, come tutti gli altri organi, ha bisogno di controlli e prevenzione.
Una efficace forma di difesa, che può ridurre fino al 35% il rischio di cadere nell’Alzheimer, è costituita dai corretti comportamenti e stili di vita, da seguire sempre, fin dalla giovinezza. Non si deve aspettare di essere anziani, per fare prevenzione prima si inizia meglio è. Uno studio della Commissione “Lancet” per le Demenze ha individuato tra i principali fattori di rischio da evitare nell’arco di tutta la vita: l’obesità, la sedentarietà, alcune patologie come il diabete, l’ipertensione e la depressione, la perdita di rapporti sociali. A questi si aggiungono: il fumo, l’alcol, la cattiva o eccessiva alimentazione. Controllare questi fattori di rischio nei nostri comportamenti quotidiani costituisce una forma di prevenzione che può assicurare una più sana prosecuzione della vita in età avanzata.
Questi fattori che rappresentano il 35% del rischio possono essere controllati e modificati nei nostri comportamenti quotidiani, iniziando a qualsiasi età. Certamente prima si comincia meglio è. Il restante 65% dei fattori di rischio, tra i quali il principale è l’aumento dell’età, non sono modificabili e questo rende ancora più importante agire prima possibile sui fattori che possiamo controllare.
Questa insidiosa patologia è silente, inizialmente priva di sintomi, chi è malato non lo sa. La malattia lavora lentamente per 15 – 20 anni distruggendo progressivamente i neuroni, il cervello compensa con i neuroni superstiti la mancanza di quelli colpiti, per questo non ci sono segnali evidenti ma si può fare una diagnosi precoce iniziando a un controllo dello stato cognitivo. La malattia prosegue al buio fino a quando il corredo neuronale è devastato e solo allora appaiono i sintomi quando non c’è più possibilità di difesa.
Il progetto Train the Brain, la Palestra della Mente, è utile come prevenzione anche alle persone sane e alle persone che non presentano sintomi ma che potrebbero essere a rischio dato che la malattia per lunghi anni non da sintomi.
Fondazione IGEA Onlus www.fondazioneigea.it tel. 06 88814529

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Per aiutare la prevenzione e la diagnosi precoce delle demenze e dell’Alzheimer, si può destinare il 5X1000 della dichiarazione dei redditi, basta scrivere il codice 97822960585 nel riquadro “sostegno del volontariato e delle altre…..” e firmare, non costa nulla.

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