Cambridge USA – nov. 2019 . Una nuova sperimentazione sarà tentata sul farmaco Aducanumab dopo che i precedenti test di questo farmaco su pazienti malati erano stati interrotti per mancanza di risultati. La ditta produttrice Biogen, basandosi su nuovi dati ottenuti somministrando dosi più elevate di farmaci su un particolare gruppo di pazienti, ha annunciato di voler chiedere alla FDA (l’ente statunitense per il controllo dei farmaci) l’autorizzazione per riprendere un nuovo trattamento sperimentale su pazienti in fase precoce. La nuova ricerca richiederà 1 o 2 anni e in caso di successo si passerà alla richiesta di commercializzazione prima negli USA e successivamente presso le autorità degli altri paesi, Europa compresa.
L’Aducanumab è un farmaco che tende a ridurre gli accumuli di proteina beta amiloide presente nel cervello dei malati. Questa proteina imprigiona i neuroni e li danneggia, provocando un progressivo impoverimento di neuroni nel cervello, in un processo lentissimo che dura 15 – 20 anni. In questa lenta fase di distruzione la malattia non da sintomi, lavora al buio e chi è malato non se ne accorge e non lo sa. Per questo è molto importante fare controlli di prevenzione per verificare il proprio stato cognitivo, a partire dai 50 anni, come indica il Ministero della Salute nel progetto Interceptor. Con la diagnosi precoce si può individuare la malattia prima che il corredo neuronale venga devastato, quando c’è ancora nel cervello una buona quantità di neuroni attivi e sani e correre ai ripari rallentando la patologia con le nuove tecniche di stimolazione cognitiva sperimentate con successo al Consiglio Nazionale delle Ricerche e all’Università di Roma.
Ormai la Ricerca si va sempre più indirizzando verso le attività di prevenzione e di diagnosi precoce per anticipare la malattia nei soggetti a rischio, dato che le possibilità di cura sui pazienti con patologia conclamata finora non hanno mostrato possibilità di successo.
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