Roma, 7 giugno 2018 – Bloccare l’enzima responsabile della perdita della memoria potrebbe riattivare la formazione dei ricordi. Lo sostiene una ricerca pubblicata sulla rivista Cell Reports dagli scienziati del Massachusetts institute of technology (Mit) di Cambridge (Usa), che hanno individuato il modo di ostacolare l’enzima Hdac2 – responsabile della disattivazione di molti geni necessari per la memorizzazione e l’apprendimento – senza provocare effetti collaterali nocivi. Da diversi anni – riporta il Sole 24 Ore – gli scienziati e le aziende farmaceutiche stanno cercando di sviluppare farmaci capaci di bloccare questo enzima, ma la maggior parte dei medicinali determina effetti collaterali tossici. I ricercatori del Mit hanno invece trovato il modo di arrestare soltanto Hdac2, ostacolando la sua interazione nociva. I ricercatori hanno osservato che Hdac2, oltre a essere responsabile del blocco dei geni legati alla memoria, appare in quantità elevate nel cervello dei topi e negli umani affetti da Alzheimer. Inoltre, hanno scoperto che per attivare il blocco dei geni responsabili di memoria e apprendimento necessita dell’intervento del gene Sp3: dopo aver analizzato il cervello di alcuni pazienti di Alzheimer defunti, gli scienziati hanno infatti rilevato una correlazione quasi perfetta tra i livelli di Hdac2 e quelli di Sp3. Hanno pertanto provato ad abbassare i livelli di Sp3 in alcuni topi affetti da Alzheimer, dimostrando che la disattivazione di Sp3 ha ripristinato la capacità degli animali di formare ricordi a lungo termine. Successivamente, gli scienziati hanno scoperto che alcuni frammenti di proteine sono capaci d’interrompere la connessione tra Sp3 e Hdac2 e di disattivare il blocco dei geni della memoria, senza interferire con la proliferazione cellulare. Di conseguenza, non provocano gli effetti collaterali dannosi causati dagli inibitori di Hdac. Il passo successivo, spiegano gli autori, consiste nell’individuare molecole più piccole che potrebbero essere usate più facilmente all’interno dei farmaci. Queste molecole potrebbero non solo arrestare la perdita della memoria nei pazienti di Alzheimer, ma anche favorire il trattamento di altri disturbi associati ad alti livelli di Hdac2, come il disordine post-traumatico da stress. “Pensiamo che Hdac2 agisca come regolatore principale dell’espressione dei geni della memoria, e quando si sviluppa la malattia di Alzheimer è talmente elevato da provocare un blocco epigenetico dell’espressione di questi geni – spiega Li-Huei Tsai, che ha coordinato lo studio – Se possiamo eliminare il blocco inibendo l’attività Hdac2 o riducendone i livelli, possiamo ripristinare l’espressione di tutti i geni necessari per l’apprendimento e la memoria”. Per combattere la perdita di memoria, l’invecchiamento del cervello e le patologie collegate, è stato realizzato, dal prof. Lamberto Maffei all’Istituto di Neuroscienze del Consiglio Nazionale delle Ricerche, il protocollo Train the Brain che ha dato risultati positivi nell’80% dei casi.
Il protocollo viene diffuso e applicato dalla Fondazione IGEA Onlus. Per approfondire info@fondazioneigea.it www.fondazioneigea.it anche su facebook.

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