A fine aprile 2018 si è tenuto a Los Angeles il 70 congresso annuale American academy of neurology (Aan). Le ricerche presentate sono state tutte orientate al miglioramento della vita delle persone affette da disturbi neurologici, attenuando i sintomi, ancora nessuna ricerca è in grado di offrire una cura. In particolare tra le terapie allo studio che riguardano il morbo di Alzheimer sono stati presentati i dati della ricerca su aducanumab, il trattamento sperimentale di Biogen per la malattia di Alzheimer nelle fasi precoci. La sperimentazione tende a valutare la sicurezza e l’efficacia del farmaco nel rallentare il deterioramento cognitivo e funzionale nei pazienti affetti da deterioramento cognitivo lieve dovuto alla malattia di Alzheimer. I primi risultati dello studio, attualmente nella fase I, mostrano indicazioni di sicurezza e tollerabilità al farmaco che incoraggia il proseguimento dello sviluppo clinico.
Si tratta di sperimentazioni che ancora non hanno conferme sicure. Infatti, come afferma uno studio dell’Istituto Superiore di Sanità, oggi non esistono farmaci in grado di fermare e far regredire la malattia e tutti i trattamenti disponibili puntano solo a contenerne i sintomi. Per alcuni pazienti, in cui la malattia è in uno stadio lieve o moderato, farmaci come tacrina, donepezil, rivastigmina e galantamina possono aiutare a limitare l’aggravarsi dei sintomi per alcuni mesi. Questi principi attivi funzionano come inibitori dell’acetilcolinesterasi, un enzima che distrugge l’acetilcolina, il neurotrasmettitore carente nel cervello dei malati di Alzheimer. Perciò inibendo questo enzima, si spera di mantenere intatta nei malati la concentrazione di acetilcolina e quindi di migliorare la memoria. Altri farmaci, inoltre, possono aiutare a contenere i problemi di insonnia, di ansietà e di depressione.
La messa a punto di nuovi farmaci per la demenza di Alzheimer è un campo in grande sviluppo, nei laboratori di ricerca si sta lavorando a principi attivi che aiutino a prevenire, a rallentare la malattia e a ridurne i sintomi. Oltre alle sperimentazioni sui farmaci sono molto attive – ricorda l’Istituto Superiore di Sanità – le terapie non farmacologiche proposte per il trattamento della demenza di Alzheimer, tra queste la terapia di orientamento alla realtà (ROT) è quella per la quale esistono maggiori evidenze di efficacia (seppure modesta). Questa terapia è finalizzata ad orientare il paziente rispetto alla propria vita personale, all’ambiente e allo spazio che lo circonda tramite stimoli continui di tipo verbale, visivo, scritto e musicale. Si tratta di una attività di stimolazione fisica e cognitiva che tiene allenato il cervello e anche il fisico e che ha dato buoni risultati principalmente nella prevenzione ed è risultata utile nel recupero di pazienti nella fase iniziale, come hanno dimostrato i risultati ottenuti dal protocollo Train the Brain sviluppato al Consiglio Nazionale delle Ricerche dal Prof. Lamberto Maffei.
Come in altre malattie neurodegenerative, la diagnosi precoce è molto importante sia perché offre la possibilità di trattare per tempo alcuni sintomi della malattia prima che sia troppo tardi, sia perché permette al paziente di fare prevenzione contro la progressione della patologia.
Per informazioni sulla prevenzione contro l’invecchiamento del cervello, la perdita di memoria e le patologie come Demenze e Alzheimer, e per approfondimenti sul protocollo Train the Brain, che viene applicato dalla Fondazione IGEA Onlus, info@fondazioneigea.it www.fondazioneigea.it tel 0688814529.

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Per aiutare la prevenzione e la diagnosi precoce delle demenze e dell’Alzheimer, si può destinare il 5X1000 della dichiarazione dei redditi, basta scrivere il codice 97822960585 nel riquadro “sostegno del volontariato e delle altre…..” e firmare, non costa nulla.

Per fare una donazione che è detraibile dalle imposte, si può versare sul conto bancario: IBAN  IT92C0306903287100000004476

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