In Italia ci sono 1,2 milioni di dementi, molti dei quali sono Alzheimer conclamati e circa altrettanti hanno la malattia in corso ma non lo sanno perché non si sono ancora manifestati i sintomi, in totale l’Itaia conta oltre 2 milioni di malati. Con la diagnosi precoce si possono individuare i soggetti a rischio e intervenire. Lo studio Interceptor del Ministero della Salute e dell’AIFA, per individuare i test premonitori più efficaci per formulare in anticipo, prima possibile la diagnosi di Alzheimer, è stato presentato all’Istituto Superiore di Sanità dal Prof. Paolo Maria Rossini del Policlinico Gemelli, in occasione del convegno Il contributo dei Centri per i Disturbi Cognitivi e le Demenze nella gestione dei pazienti. Quattrocento pazienti tra le persone che hanno superato i 50 anni saranno reclutati in tutta Italia per iniziare lo studio. Per questa malattia, che non da sintomi e non ha ancora una cura, la diagnosi precoce costituisce attualmente l’unica possibile difesa. Nel mondo ci sono 47 milioni di malati che diventeranno 130 milioni entro il 2050 a causa dell’invecchiamento della popolazione. L’Italia è particolarmente a rischio avendo una delle popolazioni più vecchie del mondo. La Demenza di Alzheimer è silente, lavora per 15 – 20 anni distruggendo progressivamente e irreversibilmente i neuroni, il cervello per anni compensa con i neuroni superstiti la mancanza di quelli colpiti, per questo non appaiono sintomi e chi è malato non se ne accorge e solo alla fine appaiono i sintomi, quando il corredo neuronale è devastato e non c’è più molto da fare.
I soggetti dello studio Interceptor, promosso dal Ministero della Salute e dall’AIFA (Agenzia Italiana per il Farmaco) con il Policlinico Gemelli, saranno selezionati dai Centri per i Disturbi Cognitivi e la Demenza (CDCD) tra le persone a rischio, definite MCI, con i primi disturbi lievi, attraverso test neuropsicologici ed esami clinici. L’evoluzione dei soggetti selezionati sarà seguita nel tempo con periodici controlli clinici (test neuropsicologici, esame di biomarcatori, DNA, PET, risonanza magnetica del cervello, ecc…) per verificare, nei pazienti che con il tempo cadranno nella malattia di Alzheimer, quali sono stati i controlli che per primi hanno segnalato la condizione di rischio e poterli adottare per la diagnosi precoce e tentare di prevenire la patologia. Lo studio sarà anche utile per prevedere quante persone potranno cadere nell’Alzheimer nel giro dei prossimi anni e quali saranno le esigenze del Servizio Sanitario Nazionale.
La diagnosi precoce inizia con un controllo neuropsicologico dello stato cognitivo (MMSE ed altri) e, se necessario, prosegue attraverso una serie di indagini (analisi del sangue, test olfattometrici, esami cardiologici e biologici, misurazione del consumo di glucosio nel cervello, esame della funzionalità e della struttura del cervello, ecc…). Il quadro complessivo che si forma con questi controlli è in grado di formulare con una probabilità del 90 – 95% la diagnosi di Alzheimer, 4 – 5 anni prima che il malato cada nella patologia conclamata. Con lo studio Interceptor si cerca di individuare possibilmente un solo biomarcatore che sia il campanello di allarme in grado di segnalare con qualche anno di anticipo la malattia. Attualmente i soggetti a rischio (MCI) possono essere individuati con una complessa batteria di esami il cui costo impedisce di realizzare uno screening generalizzato di tutta la popolazione che sarebbe molto utile, dopo i 50 anni, per scoprire in anticipo i soggetti a rischio e intervenire prima che sia troppo tardi. Al Consiglio Nazionale delle Ricerche di Pisa, Istituto di Neuroscienze, il Neurofisiologo Prof. Lamberto Maffei ha realizzato, per i soggetti a rischio, il protocollo non farmacologico Train the Brain che ha consentito finora di realizzare importanti miglioramenti, clinicamente documentati nell’80% dei pazienti trattati. Il protocollo, applicato e diffuso dalla Fondazione IGEA Onlus, è stato da qualche mese attivato anche a Roma dal Policlinico dell’Università Sapienza. Per approfondire le informazioni sul protocollo Train the Brain visitare il sito www.fondazioneIGEA.it o scrivere a info@fondazioneigea.it

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