Contro l’Alzheimer allenare il cervello suggerisce l’INAIL

Roma 13 giugno 2018 – Alzheimer: “allenare il cervello per prevenire” consiglia l’INAIL nel suo notiziario ‘Super Abile’. Le patologie neurodegenerative – si legge nell’articolo – riguardano in Italia 1 milione 200 mila persone, di cui circa 800 mila hanno l’Alzheimer. “L’opinione diffusa che non ci siano speranze se ci si ammala è vera, ma solo se affrontiamo la malattia quando e’ già conclamata. In realtà, se viene diagnosticata per tempo, al suo esordio, e’ possibile difendersi, contrastarla e rallentarla”. A spiegarlo all’agenzia Dire e’ Giovanni Anzidei, vicepresidente della Fondazione Igea Onlus, nata per promuovere e mettere a disposizione di tutti il protocollo di trattamento ‘Train The Brain’ sviluppato al Consiglio Nazionale delle Ricerche che, senza utilizzare farmaci, ha dato ottimi risultati.



“Non si conosce l’origine dell’Alzheimer, ma si sa che questa malattia distrugge i neuroni del cervello e interrompe le sinapsi (i collegamenti tra i neuroni). Il cervello attiva, di conseguenza, i neuroni superstiti, che faranno un doppio lavoro per compensare quelli colpiti e non si manifestano sintomi. Chi e’ malato non lo sa perché non ha sintomi e la patologia continua a lavorare nel silenzio distruggendo i neuroni per molti anni – precisa Anzidei – finché quelli superstiti saranno rimasti pochissimi e non ce la faranno più. Solo allora, con il corredo neuronale ridotto al lumicino, appariranno i sintomi, ma sarà tardi per difendersi”.



Nel mondo ci sono 47 milioni di persone malate di Alzheimer e gli esperti delle Accademie Scientifiche, riunitesi in occasione dell’ultimo G7, hanno ricordato ai capi di Stato e di governo che le malattie neurodegenerative costituiscono “uno tsunami che sta per abbattersi sull’umanità”. La previsione e’ che si triplicheranno i malati nei prossimi 20-30 anni, passando da 47 milioni a 130 milioni, perché il principale fattore di rischio della malattia e’ dato dall’avanzamento dell’età.



Unica possibile difesa è fare controlli a partire da 50 anni. Il campanello di allarme e’ lo stato cognitivo che cambia con l’età. “Ci sono dei test neuropsicologici in grado di misurare i possibili deficit cognitivi anche quando la persona non si accorge di particolari segnali. Attenzione- avverte il vicepresidente della Fondazione Igea- misurare un deficit cognitivo con un test neuropsicologico non significa fare una diagnosi di Alzheimer, ma solo una valutazione dello stato cognitivo. Nel caso in cui si evidenziasse poi un deficit, allora bisognerebbe procedere con gli opportuni approfondimenti. Questo perche’ le cause possono essere varie- spiega- e per arrivare ad individuare un malato di Alzheimer bisognerà calcolare un ventaglio di analisi da effettuare anche con test clinici. Solo in questo modo sarà possibile individuare le persone a rischio che nell’arco dei prossimi 5-6 anni potranno cadere nella patologia. Il primo passo e’ quindi la prevenzione- assicura Anzidei- bisogna fare dei controlli esattamente come facciamo dall’ortopedico, dal dermatologo, o dall’oculista. L’Alzheimer non e’ imbattibile. Ottimi risultati per il suo trattamento sono stati raggiunti dal protocollo ‘Train The Brain’, ideato dal neurofisiologo Lamberto Maffei, già presidente dell’Accademia dei Lincei. Questo trattamento si configura come una vera e propria palestra della mente e ha avuto successo nell’80% dei casi trattati.



‘Train The Brain’ e’ stato sperimentato per 4 anni presso gli Istituti di Fisiologia Clinica e di Neuroscienze del Consiglio Nazionale delle Ricerche, in collaborazione con l’Università di Pisa. La prima sperimentazione e’ stata effettuata su persone individuate a rischio di Demenza di Alzheimer. “Sfruttando la plasticità del cervello, attraverso la stimolazione di tutta la riserva cognitiva inutilizzata, presente, e’ stato possibile, nei soggetti sottoposti al trattamento Train the Brain rallentare in 8 malati su 10 il decorso della patologia, in alcuni casi sono addirittura migliorate le condizioni dei partecipanti aiutandoli nella prevenzione e nel recupero. Invece, nel gruppo di controllo, formato da altrettante persone a rischio, che non sono state sottoposte al protocollo, le condizioni sono peggiorate nel 100% dei casi”.



Lo stesso ministero della Salute “ha deciso di effettuare uno screening sui cittadini dai 50 agli 85 anni (si chiamerà ‘Interceptor’ e costerà 4 milioni di euro) per individuare i biomarcatori più tempestivi che possano aiutare a realizzare una diagnosi precoce e ad avere una stima del numero di persone a rischio di sviluppare la malattia nei prossimi 10-15 anni. Una ricerca fondamentale- continua il vicepresidente della Fondazione Igea- per la sopravvivenza economica del sistema”.



Anzidei ha dei consigli per stimolare il cervello: “Tenere la mente attiva, parlare con gli altri, andare a ballare, fare attività sociali tiene accesa la mente. È una ginnastica estremamente importante. Ciò che fa malissimo sono le attività che si svolgono da soli, o passivamente come il guardare la tv. ‘Train The Brain’ sarà realizzato anche dall’Istituto di Neurologia e Psichiatria dell’Università La Sapienza di Roma- conclude- con soggetti a rischio di sviluppare l’Alzheimer o con la patologia in forma lieve /moderata. Il cervello e’ un organo come tutti gli altri, col tempo invecchia e con lo stress può perdere vivacità. Per contrastare l’invecchiamento e le patologie si deve fare esercizio, il protocollo Train the Brain, applicato dalla Fondazione IGEA onlus e’ proprio la “Palestra della mente” per aiutare il cervello, che ha anche bisogno di controlli e di prevenzione”.



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